Il caffè migliora la concentrazione?

concentrazioneSpesso quando si è stanchi o si ha sonno, una delle prime bevande che viene in mente di consumare è il caffè. Grazie alla presenza della caffeina, infatti, esso permette di migliorare la concentrazione e consente di raggiungere uno stato più vigile.

Trattasi di una delle bevande più usate al mondo, il caffè ha effetti positivi sull’attenzione e sulla concentrazione solo se assunto entro le dosi consigliate: 300 mg al giorno, ovvero 3 tazzine circa.

Entro tali limiti, il caffè migliora del 10% la capacità di elaborazione della informazioni, inoltre aiuta a combattere le sonnolenza post pranzo (per questo è molto consigliato prima di ricominciare il lavoro o prima di mettersi in macchina).

Esagerare con il caffè porta, invece, ad un livello di eccitazione eccessiva del sistema nervoso centrale del nostro corpo. Questo comporta uno stato di tremore, mal di stomaco, mal di testa (in quanto è un vasodilatatore), in chi soffre di diabete potrebbe provare dei picchi di glicemia (soprattutto se si beve il caffè con molto zucchero), aumento della frequenza cardiaca e, in generale, potrebbe portare ad un senso di malessere.

Benché favorisca la concentrazione, il caffè è sconsigliato in chi è ansioso e in chi soffre di depressione. In entrambi i casi provoca più danni che benefici.

Degli studi hanno invece dimostrato che c’è una proporzione inversa piuttosto chiara tra consumo di caffè e rischio di suicidio nelle persone che soffrono di depressione (più a rischio di togliersi la vita).

Per le donne che soffrono di osteoporosi, inoltre, il caffè provoca una diuresi maggiore, che porta ad eliminare alcuni dei sali minerali fondamentali per lo scheletro.

Chiudiamo dicendo che il caffè non provoca dipendenza, a contrario di quanto tante persone credono. C’è una grande differenza tra questa bevanda e le droghe, ad esempio, che provocano dei cambiamenti di comportamento e delle conseguenze negative da un punto di vista sociale.

La corrispondenza tra caffè e droga è nata dal fatto che, nei forti consumatori, smettere di bere caffè induce dei sintomi di dipendenza. A differenza delle droghe, però, essi passano in poco tempo e si possono evitare al 100% riducendo in maniera graduale il consumo della bevanda o addirittura passando al decaffeinato.

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